TIME 2006 Person of the year

2006 TIME
PERSON OF THE YEAR
 
YOU
 
Ho appena ricevuto il numero finale dell’anno 2006 di Time,
con l’ufficialità: Persona dell’Anno 2006 sei TU!
 

Time’s Person of the Year: You

In 2006, the World Wide Web became a tool for bringing together
the small contributions of millions of people and making them matter
By LEV GROSSMAN
 
Posted Wednesday, Dec. 13, 2006

The "Great Man" theory of history is usually attributed to the Scottish philosopher Thomas Carlyle, who wrote that "the history of the world is but the biography of great men." He believed that it is the few, the powerful and the famous who shape our collective destiny as a species. That theory took a serious beating this year.

 

To be sure, there are individuals we could blame for the many painful and disturbing things that happened in 2006. The conflict in Iraq only got bloodier and more entrenched. A vicious skirmish erupted between Israel and Lebanon. A war dragged on in Sudan. A tin-pot dictator in North Korea got the Bomb, and the President of Iran wants to go nuclear too. Meanwhile nobody fixed global warming, and Sony didn’t make enough PlayStation3s.

But look at 2006 through a different lens and you’ll see another story, one that isn’t about conflict or great men. It’s a story about community and collaboration on a scale never seen before. It’s about the cosmic compendium of knowledge Wikipedia and the million-channel people’s network YouTube and the online metropolis MySpace. It’s about the many wresting power from the few and helping one another for nothing and how that will not only change the world, but also change the way the world changes.

The tool that makes this possible is the World Wide Web. Not the Web that Tim Berners-Lee hacked together (15 years ago, according to Wikipedia) as a way for scientists to share research. It’s not even the overhyped dotcom Web of the late 1990s. The new Web is a very different thing. It’s a tool for bringing together the small contributions of millions of people and making them matter. Silicon Valley consultants call it Web 2.0, as if it were a new version of some old software. But it’s really a revolution.

And we are so ready for it. We’re ready to balance our diet of predigested news with raw feeds from Baghdad and Boston and Beijing. You can learn more about how Americans live just by looking at the backgrounds of YouTube videos—those rumpled bedrooms and toy-strewn basement rec rooms—than you could from 1,000 hours of network television.

And we didn’t just watch, we also worked. Like crazy. We made Facebook profiles and Second Life avatars and reviewed books at Amazon and recorded podcasts. We blogged about our candidates losing and wrote songs about getting dumped. We camcordered bombing runs and built open-source software.

America loves its solitary geniuses—its Einsteins, its Edisons, its Jobses—but those lonely dreamers may have to learn to play with others. Car companies are running open design contests. Reuters is carrying blog postings alongside its regular news feed. Microsoft is working overtime to fend off user-created Linux. We’re looking at an explosion of productivity and innovation, and it’s just getting started, as millions of minds that would otherwise have drowned in obscurity get backhauled into the global intellectual economy.

Who are these people? Seriously, who actually sits down after a long day at work and says, I’m not going to watch Lost tonight. I’m going to turn on my computer and make a movie starring my pet iguana? I’m going to mash up 50 Cent’s vocals with Queen’s instrumentals? I’m going to blog about my state of mind or the state of the nation or the steak-frites at the new bistro down the street? Who has that time and that energy and that passion?

The answer is, you do. And for seizing the reins of the global media, for founding and framing the new digital democracy, for working for nothing and beating the pros at their own game, TIME’s Person of the Year for 2006 is you.

Sure, it’s a mistake to romanticize all this any more than is strictly necessary. Web 2.0 harnesses the stupidity of crowds as well as its wisdom. Some of the comments on YouTube make you weep for the future of humanity just for the spelling alone, never mind the obscenity and the naked hatred.

But that’s what makes all this interesting. Web 2.0 is a massive social experiment, and like any experiment worth trying, it could fail. There’s no road map for how an organism that’s not a bacterium lives and works together on this planet in numbers in excess of 6 billion. But 2006 gave us some ideas. This is an opportunity to build a new kind of international understanding, not politician to politician, great man to great man, but citizen to citizen, person to person. It’s a chance for people to look at a computer screen and really, genuinely wonder who’s out there looking back at them. Go on. Tell us you’re not just a little bit curious.

From the Dec. 25, 2006 issue of TIME magazine

Persona dell’anno Time: Voi
Nel 2006, il World Wide Web si è trasformato in uno strumento per riunire
i piccoli contributi di milioni di persone e di renderli di dominio pubblico.
 
Di LEV GROSSMAN
 
Mercoledì 13 dicembre 2006
 
La teoria del "grande uomo" di storia è attribuita solitamente al filosofo scozzese Thomas Carlyle, che ha scritto che "la storia del mondo è la biografia dei grandi uomini". Ha creduto che fosse la poca, il potente ed il famoso chi figura il nostro destino collettivo come specie. Quella teoria ha rischiato di essere contraddetta quest’anno.
 
Per essere sicuri, ci sono individui che potremmo incolpare per le molte cose dolorose e preoccupanti che sono accadute nel 2006. Il conflitto in Iraq si è classificato come il più sanguinante e duro. Una schermaglia è scoppiata fra Israele ed il Libano. Una guerra si è trascinata nel Sudan. Un dittator degno di una teiera nella Corea del Nord ha ottenuto la Bomba ed anche il presidente dell’Iran desidera possedere il nucleare. Nel frattempo nessuno ha posto rimedio al riscaldamento globale e la Sony non ha fatto abbastanza PlayStation3s.
 
Ma guardare il 2006 attraverso un obiettivo differente e si vedrà un’altra storia, una che non è sui conflitto o i grandi uomini. È una storia sulle comunità e sulla collaborazione in una scala mai vista prima. È sul compendio cosmico di conoscenza che è Wikipedia e la rete formata da milioni di canali di persone di YouTube ed quella metropoli in linea che è MySpace. È sulla grande forza di pochi che parte dai pochi e che aiuta un’altra persona per niente e con questo non solo cambierà il mondo, ma cambia il senso in cui di solito il mondo cambia.
 
Lo strumento che ha reso questo possibile è il World Wide Web. Non il Web che i Tim Berners-Lee hanno creato insieme (15 anni fa, secondo Wikipedia) come un modo affinchè gli scienziati ripartiscano la ricerca. Non è neppure il grandioso dotcom degli anni 90 tardi. Il nuovo Web è una cosa molto differente. È uno strumento per riunire i piccoli contributi di milioni di persone e renderli pubblici. I consulenti della Silicon Valley lo hanno denominato Web 2.0, come se fosse una nuova versione di un vecchio software. Ma è in realtà una rivoluzione.
 
E siamo così impazienti per questo. Siamo pronti ad equilibrare la nostra dieta tramite notizie predigerite con le alimentazioni che proivengono da Bagdad e Boston e Beijing. Possiamo imparare di più su come gli Americani vivono guardando gli sfondi dei video di YouTube – quelle camere da letto e i giocattoli sparsi nello scantinato della stanza – che da 1.000 ore di trasmissioni televisive.
 
E non abbiamo solo guardato, abbiamo anche lavorato. Come pazzi. Abbiamo fatto i profili di Facebook ed i Second Life Avatars ed abbiamo relazionato i libri ad Amazon ed registrato i podcasts. Abbiamo usato i blog sui nostri candidati che perdono e scritto le canzoni sul tentativo di essere pubblicati. Abbiamo registrato con la videocamera il bombardamento ed abbiamo sviluppato software open-source.
 
L’America ama i suoi geni solitari – i suoi Einstein, i suoi Edisons, i suoi Jobses – ma quei sognatori solitari possono dover imparare a giocare con gli altri. Le aziende di automobili stanno applicando concorsi aperti di disegno. Reuters sta trasportando gli interventi dei blog accanto alla normale diffusione di notizie. Microsoft sta lavorando anche fuori orario per allontanare i clienti di Linux. Stiamo guardando ad un’esplosione di produttività e di innovazione ed è appena cominciata, come milioni di menti che si sarebbero al contrario inabissate nell’oscurità dell’economia intellettuale globale.
 
Chi sono questa gente? Seriamente, chi realmente si siede dopo un lungo giorno di lavoro e dice,"Non sto andando a vedere Lost stasera. Sto andando ad accendere il computer e fare un film che ha come protagonista il mio iguana? Sto andando a suonare sui vocals di 50 Cent con gli strumenti dei Queen? Sto aggiornando il mio blog circa il mio stato d’animo o la situazione della nazione o sulla bistecca-patatine fritte dell nuovo bistro giù nella via? Chi ha quel tempo e quell’energia e quella passione?
 
La risposta è, voi. E per le redini dei media globali, per fondare e incornicare la nuova democrazia digitale, per lavorare per niente e battere i protagonisti al loro proprio gioco, la persona del dell’anno Time per 2006 siete voi.
 
Sicuro, è un errore romanticizzare tutto quello che non è necessario che lo sia. Il Web 2.0 sfrutta la stupidità delle folle così come la relativa saggezza. Alcune dei commenti su YouTube li incitano a piangere per il futuro di umanità giusto per l’ortografia, mai si occupano del oscenità e del nudo. Ma quello che fa tutto questo interessare. Il Web 2.0 è un esperimento sociale voluminoso e come tutti gli esperimenti degnoi di essere provati, potrebbe fallire. Non c’è una road-map di comeun organismo che non è un batterio vive e lavora questo pianeta in numeri al di sopra di 6 miliardi. Ma il 2006 ci ha dato alcune idee. Ciò è un’occasione per sviluppare un nuovo genere di comprensione internazionale, non fra politici e politici, grandi uomini e grandi uomini, ma fra cittadini e cittadini, persona e persona. È un’opportunità per la gente affinchè guardi uno schermo di un computer e realmente, genuinamente desideri chi là fuori sta guardando a loro. Su dai. Dì che tu non sei un po’ curioso.
 
Dal numero del 25 Dicembre 2006 della rivista TIME

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