Una mia grande passione (1): il nuoto

Il nuoto è sicuramente una delle mie più grandi passioni. Lo pratico fin da quando ero piccolo, prima a livello agonistico, ora, ahimè solo come semplice amatore. Tuttavia questo mi rende sempre molto soddisfatto, sarà perchè forse è uno dei pochi sport in cui riesco ad esprimermi meglio. Oggi come oggi vado due volte la settimana alla vicina piscina di Muggiò, che, essendo Olimpica, offre la possibilità di nuotare sui 50 mt. anzichè sui canonici 25 della vasca corta. E poi lì in fondo c’è quello splendido simbolo, quei cinque cerchi che caricano ma nello stesso tempo anche intristiscono…eh già, cosa darei per partecipare ad un’Olimpiade…

Benché per comodità si parli in genere di quattro stili, in realtà ne esistono almeno cinque. Li differenzia il tipo di movimento di braccia e gambe (la bracciata e la gambata). Alcuni sono più naturali dal punto di visto aerobico (il dorso), altri ci sono congeniali in base alla nostra costituzione di specie animale (il crawl o stile libero). Per alcuni di questi – segnatamente delfino e farfalla – la non naturalezza è tale da richiedere la presenza di un istruttore specifico. A questo proposito, si ricorda come in natura non sia possibile osservare questa versatilità di nuotata, dal momento che ciascuna specie si comporta in acqua in modo differente e assume posture e dinamiche diverse di fronte all’elemento acqua (un esempio è il celeberrimo "stile a cagnolino", che fa quasi completamente a meno della bracciata e si limita quasi solo al galleggiamento).

 Delfino
 Si tratta forse dello stile più bello da vedersi e del più difficile da praticarsi, tanto che per potere imparare si richiede una buona preparazione fisica e una perfetta coordinazione motoria in acqua. Il centro dello stile è costituto dalla peculiarità della bracciata, anche se le gambe non sono da meno e il loro movimento complesso risulta spesso molto difficoltoso. Le braccia, quando entrano in acqua sono leggermente piegate con i gomiti volti all’esterno e le punte delle dita verso l’interno. All’entrata in acqua la prima parte ad immergersi sono i pollici. Una volta in acqua, le mani danno inizio alla "fase di presa", che genera lo spostamento in avanti dell’atleta, il cui braccio risulta quasi teso, mentre la traiettoria della mano disegna una sorta di curva. La testa si muove in coordinazione con la bracciata. Si respira in avanti durante la fase di recupero delle braccia e si immerge la testa da quando le mani sono distese in avanti fino a che non è terminata la fase di trazione. Solitamente si respira ogni due bracciate. Le gambe invece sono unite e si muovono contemporaneamente. I piedi sono distesi e non a martello e il bacino deve ondeggiare su e giù assecondando il movimento delle gambe. La regola vorrebbe che si facessero due colpi di gambe ogni bracciata, uno più accentuato quando le braccia hanno appena iniziato la fase di recupero e uno più morbido successivamente.

Dorso
Il dorso costituisce l’unico stile di nuoto in cui non si procede con il viso rivolto verso il fondo e, pur essendo uno stile abbastanza naturale, costituisce comunque un ostacolo non da poco per i neofiti in quanto alcuni dei movimenti vengono facilmente trascurati e sottovalutati. Il primo aspetto da tenere presente è la correttezza della bracciata. Il braccio che entra in acqua deve essere teso dietro la spalla, quasi a contatto con l’orecchio. L’ingresso in acqua della mano non deve avvenire con il palmo, bensì con il mignolo per avere così già pronta la mano per la nuova bracciata. Mentre poi il braccio sott’acqua non va tenuto teso ma, al contrario, deve essere piegato per sfruttarne tutta la potenza solo per spingere indietro e non verso l’alto il che farebbe uscire eccessivamente il busto dall’acqua. Importante è anche la gambata. In questo caso i piedi devono essere allungati e non vanno tenuti a martello, come invece accade nella rana; in più le gambe devono essere rette senza piegare il ginocchio, come se si stesse calciando un pallone. La battuta di gambe non deve essere frenetica e il piede non deve uscire dall’acqua, ma solo provocare una leggera schiuma in superficie.

Farfalla
Uno stile per certi versi ibrido rispetto al delfino e alla rana è quello detto a farfalla. In questo caso il movimento è semplificato rispetto al delfino e più complesso – per certi aspetti – rispetto alla rana. La parte superiore del corpo pertanto riproduce la spinta del delfino, il che significa che elemento fondamentale di questo stile è rappresentato dalla bracciata. Qui gli arti superiori entrano ancora una volta in acqua leggermente piegati (gomiti rivolti all’esterno), mentre le dita sono puntate sostanzialmente all’interno, tanto è vero che la prima parte delle mani ad essere immersa è costituita dai pollici. "Presa l’acqua" come si dice in gergo, il braccio viene disteso, le mani si muovono delineando una sorta di curva e la testa viene mossa in perfetta coordinazione con le braccia, facendo in modo tale che si possa curare al contempo la respirazione. Stile che comporta un grande dispendio di energie, la farfalla richiede che si respiri nella fase del recupero delle braccia al corpo e che la testa vada sotto la superficie dell’acqua dal momento in cui le mani sono distese in avanti. Per le gambe, la farfalla adotta invece la dinamica motoria della rana, vale a dire con piede a martello e grande spinta da parte della zona lombare e dell’articolazione del ginocchio. In alcuni casi la farfalla viene considerata come uno stile propedeutico al delfino che, per chi è alle prime armi, viene infatti considerato di più difficile realizzazione.

Rana

Stile di nuoto complesso e faticoso, la rana deve ovviamente il suo nome al genere di movimento in acqua che richiama in natura – per certi aspetti – quelli dell’animale anfibio cui fa riferimento. Impegnando molto la zona lombare ma anche l’articolazione del ginocchio, lo stile a rana comporta notevoli sovraccarichi articolari ma, per la medesima ragione, può essere consigliato al termine di un processo riabilitativo. A differenza che in altri, qui il movimento delle gambe è di tale importanza da incidere per almeno due terzi sull’efficacia del movimento natatorio, mentre le braccia lo fanno assai meno. Posizione del piede a martello e non distesa quindi (è il tipico errore dei principianti), non è importante incrementare il numero delle gambate quanto la loro perfezione tecnica e la loro efficacia, così come bisognerà badare a non affondare eccessivamente con bacino e gambe, non mantenendo il corpo troppo rigido e tenendo invece le ginocchia ad una distanza adeguata e costante. Le braccia, invece, vanno coordinate semplicemente al movimento delle gambe, aspettando che le gambe siano completamente distese indietro prima di compiere la bracciata successiva. Le mani, portate all’esterno nella prima fase della bracciata, nella seconda parte del movimento vanno a chiudersi al termine della spinta.

Stile libero

LA STORIA – Lo stile libero detto anche crawl è lo stile per eccellenza. È anche il più elegante, veloce e naturale. Ad azione continua e non a scatti come nella rana e nella farfalla, lo stile libero non è stato stranamente il primo adottato dagli Occidentali. In passato infatti, lo stile primogenito veniva considerato quello a rana che era il primo stile insegnato ai principianti. Fu dall’India e dal Sudafrica, terre di colonizzazione britannica, che vennero invece importati prima l’over poi il trudgen. L’over (overarm, "braccio disopra") era praticato dagli Indù del Gange e venne notato da ufficiali inglesi che lo fecero conoscere in Europa alla metà del XIX secolo. Con questo stile il corpo stava disteso su un fianco con un braccio opposto, che si immergeva come una pagaia, mentre le gambe eseguivano un movimento a rana o una sforbiciata. All’over, da cui poi deriva anche il nuoto alla marinara, succedette il trudgen, che permise di migliorare in maniera rilevante i tempi ottenuti. In sostanza si tratta di un vero e proprio doppio over, con cui si passa dalla posizione di fianco a quella orizzontale mentre entrambe le braccia, e non più una sola a mo’ di pagaia, concorrevano alla spinta alternativamente, mentre le gambe eseguivano un movimento a forbice. Il suo nome deriva dall’inglese Trudgen, che aveva osservato gli indigeni del Sudafrica e lo aveva importato nel 1873. Passare al crawl o stile libero a quel punto fu del tutto inevitabile viste le tante affinità ricordando poi che crawl in inglese significa "scivolata" il che ben spiega l’effetto del movimento richiesto ed ottenuto con l’adozione delle nuove tecniche. I primi ad imporlo agli inizi del XX secolo, furono i fratelli australiani Wichham, che l’avevano imparato dai nuotatori delle isole Salomone, e Dick Cavill, che lo teorizzò nel 1902; si impose su tutti gli altri stili, grazie anche alle imprese di grandi campioni, come l’hawaiano Kahanamoku e l’americano Johnny Weissmüller, il più famoso Tarzan della storia del cinema (olimpionici: il primo nel 1912 e 1920, il secondo nel 1924 e 1928).
LA TECNICA – Respirare bene, mantenere la traiettoria del corpo e la coordinazione tra movimento delle braccia e quello delle gambe, che servono a dare soprattutto stabilità e direzione, sono gli aspetti principali dello stile libero, il più naturale di tutti. Partendo dagli arti superiori, è da notare l’ingresso in acqua con le dita e non con polso o palmo, e con il braccio opposto alla respirazione allungato. La trazione è ottenuta invece facendo passare la mano perpendicolarmente alla spalla. Nell’azione di spinta poi la mano esce dall’acqua sotto l’anca con il gomito teso, con la mano quasi a sfiorare la coscia, il che accade mentre le gambe continuano a spingere in modo regolare e continuo. Dal punto di vista respiratorio, infine, l’espirazione (completa) va effettuata nella fase di immersione, mentre l’inspirazione va fatta anche ogni due bracciate, in genere sullo stesso lato.
 

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