Articolo (4): La figura femminile dall’antichità ad oggi

Il ruolo della donna nella storia: insignificante o necessario? Utile o evitabile?
LA CONDIZIONE FEMMINILE DALL’ANTICHITÀ A OGGI
Proviamo a vedere con qualche considerazione l’universo femminile con l’aiuto di Dante e S. Paolo 
 
Fin dall’antichità la figura della donna è sempre stata vista sotto molteplici aspetti. Nata come compagna dell’uomo, ella da sempre lo ha accompagnato, sorretto e aiutato. L’uomo, cosi come la donna, continuamente ha cercato, a volte invano, la sua parte mancante, quello che molti filosofi chiamano  l’”altra metà”. Famose infatti sono le espressioni dei grandi Aristotele e Platone, dove, in modo particolare nel secondo, viene espressa la continua e faticosa ricerca che contraddistingue tutti i mortali. Nella Magna Grecia come nel periodo consolare di Roma si possono notare e sottolineare differenze profonde tra le donne appartenenti a ceti diversi. A quelle popolari, del cosiddetto vulgus, si contrapponevano le matrone, mogli e figlie di importanti personaggi dell’epoca. Ritenute quasi come consiglieri ufficiali, le nobili romane accompagnavano i mariti, li affiancavano e li sorreggevano nei momenti di difficoltà. Ne è esempio lampante la figura di Cornelia, madre dei Gracchi, esempio di eccezionale integrità morale. Ella, figlia del grande condottiero Publio Cornelio Scipione l’Africano, rappresenta la donna romana affettuosa e esemplare. Molto orgogliosa dei propri figli, Tiberio e Caio Gracco, li amava a tal punto che nel presentarli alle amiche, li apostrofava come i suoi gioielli più belli. Essi rappresentavano ciò che Cornelia aveva di più prezioso, di più importante: non a caso, anche grazie alla rigida educazione ricevuta, Tiberio e Caio incideranno il loro nome nella storia grazie alle loro importanti riforme. Citata anche da Dante come modello di donna esemplare, viene contrapposta alla donna di facili costumi qual era Cianghella, simbolo della Firenze libertina del primo 1300. Nella storia comunque non sono mancati anche atteggiamenti maschilisti e a volte anche misogini nei confronti delle donne: molti importanti personaggi le reputavano abili solo al lavoro in casa, sottomesse all’uomo e ridotte quasi alla guisa di schiava. Non a caso anche un celebre Santo come Paolo fu, predicava la riservatezza delle donne e il loro quasi isolamento. Esse erano soggette al volere maschile, non si potevano permettere né di insegnare né di dettare legge all’uomo. A mio parere quanto detto dal Santo non è certo di grande esempio, poiché tutti, indipendentemente dal sesso, dobbiamo avere gli stessi diritti e doveri, sta alla capacità di ciascuno saperli far fruttare. Accanto a donne famose e ricordate come modelli di virtù, si affiancano quelle comuni, ma non per questo meno importanti dal punto di vista etico o morale. Infatti queste hanno destato l’interesse di Dante, il quale sottolinea l’importanza delle donne oneste, che spesso hanno ruoli precisi e subalterni, però altrettanto redditizi per la crescita di una società: la cura dei figli e le attività domestiche. Il ruolo femminile nel corso della storia ha raggiunto molte volte il picco del baratro, basti pensare solo al diritto di voto: già di difficile acquisizione da parte maschile, quello femminile si raggiungerà solo con la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel corso del XIX°, XX° secolo si è vista la rivalutazione della condizione femminile, anche perché i numerosi movimenti sviluppatasi nel corso del secolo appena trascorso hanno spinto, e non poco, i governi a dare maggior importanza al ruolo delle donne all’interno della società di massa di primo ‘900. Non  a caso in Francia il moto di protesta delle Suffragette pose all’attenzione di tutti il caso Curie. Madame Curie, personaggio di spicco della scienza europea, conduttrice di impostanti studi nel campo del nucleare, non aveva la possibilità di esprimere la propria opinione in materia politica. Altri movimenti si svilupparono in Gran Bretagna, con la fondazione nel 1903 dell’“Unione sociale e politica delle donne”. Con il referendum Monarchia-Repubblica del 2 giugno 1946 anche in Italia venne introdotto il diritto di voto femminile, finalmente raggiunto dopo anni di propaganda. Il miglioramento della condizione femminile non ebbe gli stessi risultati in tutte le parti del mondo: infatti dove non era la politica a fermare l’affermazione delle donne, ci pensava la religione. È il caso della religione musulmana, che tiene in uno stato di completa sottomissione l’universo femminile, reputandolo come inferiore e costringendo le donne a vestirsi con abiti lunghi e con viso e capelli velati. Alla luce di tutto questo ritengo inutile, stupida e insensata una religione che, davanti al proprio Dio non ritenga uguale l’uomo alla donna e viceversa, e che costringa l’uno o l’altro sesso a uno stato di soggezione e di inferiorità.
Marco Malinverno
23 Ottobre 2002
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