Articolo (2): “Se mi sbaglio, mi corrigerete”

Sono le prime parole del Pontefice “venuto dall’est”, giunte dritte al cuore
“SE MI SBAGLIO MI CORRIGERETE”, E CONQUISTO’ IL MONDO
Cosa ha lasciato e cosa ha mosso la figura del grande Karol Wojtyla, alias Giovanni Paolo II

Devo dire la verità e fare un piccolo mea culpa: il titolo non è proprio farina del mio sacco. Ma mi è piaciuto riproporlo, dopo averlo letto su un quotidiano (Libero, ndr.), in quei giorni dove penso tutti stavamo in pena per il Santo Padre. La frase è come se fosse un piccolo cimelio, custodita esclusivamente nelle nostre orecchie, dato che neanche il sito internet ufficiale vaticano fa menzione di quel futuro mal coniugato. Karol Wojtyla è stato un uomo di grande caparbietà e coraggio, è stato in grado di cambiare la faccia al mondo intero. Quando salì al soglio di Pietro, nell’ormai lontano 1978, tutti pensavano fosse un Papa di transizione, uno di quelli che i “poteri forti” possono manovrare liberamente. Prese il nome di Giovanni Paolo II, in onore e memoria di Papa Lucani, morto dopo soli 33 giorni, troppo presto. Con questa scelta, si dimostrò subito di un’umanità fuori dal comune, specialmente per un uomo venuto dal freddo, dalla Polonia. Cracovia e, prima ancora Wadowice, la sua città natale, gli hanno permesso di arrivare alla nomina di Cardinale e di poter partecipare (e di partecipare pensava lui) al Conclave. Giovanni Paolo II non era un Papa qualunque e l’opinione pubblica se ne accorse ben presto: fin dai primi incontri che ebbe con le popolazioni nel corso dei sui viaggi apostolici, si dimostrò come l’unica persona (non ne è mai esistito un’altra e penso mai esisterà) con un carisma così forte in grado di muovere milioni di persone attorno a lui, per portare, così come ha detto Gesù, il Vangelo in tutto il mondo. Mai una frase fu presa più alla lettera. Grande comunicatore, ha dato una scossa al mondo politico, che deve ringraziarlo per la caduta dei regimi totalitari dell’oriente, comunismo su tutti, per lo meno nei popoli ex sovietici. Io penso, tuttavia, che sia proprio stata la sua origine che gli ha dato la forza di combattere contro il totalitarismo, visto che questo lo ha toccato da vicino. E’ proprio per questo, proprio perché agiva con cognizione di causa, che Papa Karol ha portato al crollo del muro di Berlino. La sua tenacia e paternità allo stesso tempo, ha portato a manifestazioni di grande unità e collegialità, primo fra tutti l’incontro fortemente voluto ad Assisi, patria di S. Francesco, nel 1994 con i leader religiosi di tutte le religioni più seguite. Questo è importante perché, giova ricordarlo, Dio è unico: che tu lo chiami Signore, Buddha, Grande Anima o Allah. Papa Giovanni Paolo II è stato l’unico in duemila anni di storia a chiedere perdono agli ebrei per i massacri da loro subiti ad opera dei cristiani, alle popolazioni orientali e mediorientali per le Crociate e i morti che ne seguirono, chiedere perdono per colpe di cui il Cristianesimo si è macchiato nella sua storia. Ha dimostrato come una religione possa tranquillamente essere pacifica e, anzi, riconoscere gli errori commessi per non ripeterli più, inginocchiandosi e implorando la compassione e il perdono. La grandezza di Papa Wojtyla è presente soprattutto nella gente, quella comune, quella che non finisce sui rotocalchi o va alle trasmissioni televisive: mi ricordo, intorno a quei ultimi giorni di marzo e i primi di aprile, tra i video che si susseguivano in televisione, la rievocazione della storia di una ragazza: non ricordo esattamente, ma mi sembra di ricordare che fosse polacca, ebbene raccontava che un giorno si era recata a Piazza San Pietro per l’usuale udienza del mercoledì. A un certo punto ha sentito come un desiderio, un desiderio di figlia che vuole incontrare il proprio Padre; fregandosene della sicurezza e delle forze di polizia né delle conseguenze che il gesto che stava per compiere poteva comportare, salì le transenne e si diresse, piangendo, di corsa verso la sedia del Santo Padre; lo raggiunse e lo abbracciò; con un cenno Giovanni Paolo II non fece intervenire nessuno, era consapevole che quella ragazza non poteva attentarlo, né preoccuparlo. La ragazza ricorda che più piangeva e tremava, più Papa Wojtyla la stringeva a sé e la rincuorava: m’immagino se una cosa come questa fosse successa cent’anni fa, con un altro Pontefice: minimo veniva allontanata dopo il primo passo. L’agonia e la scomparsa del Pontefice, mi ricorderò sempre, è stata seguita, devo ammettere, con grande discrezione da parte di tutti i media: ho apprezzato che il comportamento delle televisioni di tutto il mondo si è tenuto debitamente a distanza, nei limiti del possibile s’intende, dato che si trattava di una personalità illustre del panorama mondiale. Il grande affetto che il Papa provava per gli operatori di pace è stato sottolineato soprattutto dal grande affetto che provava per le varie Madre Teresa o Santi e Beati che ha nominato durante il suo Pontificato. Qualche maligno ha sostenuto che il periodo in cui è stato Papa Karol Wojtyla verrà ricordato come la “fabbrica dei Santi”: questo mi trova pienamente discorde, in quanto, come sosteneva Wojtyla, il mondo di oggi ha bisogno di figure carismatiche e caritatevoli che, prese dal popolo, dalla gente comune, possano portare un insegnamento profondo alla persona vista come singolo, senza necessariamente uscire da un fatto magnificente o glorificante. E’ stato il papa dell’innovazione, Karol Wojtyla: ha inciso persino un disco. Ha fatto conoscere il Pater Noster in pentagramma, quasi fosse una canzone pop. Ha ringiovanito la Chiesa, coi suoi 58 anni diede una ventata di freschezza e vitalità ad una Chiesa quanto mai aberrata e oscurata dalle mani del Conservatorismo. Era un grande sportivo, sciatore, nuotatore (ha fatto lui installare una piscina a CastelGandolfo) camminatore (la splendida casa di Les Combes, in Valle d’Aosta) e alpinista. E’ vissuto tanto, ha dato tanto e verrà ripagato tanto. Non si sa se diventerà Beato oppure Santo, quel che è sicuro, è che per la gente, per le persone comuni è già il Grande Papa venuto dall’Est.

Marco Malinverno
Agosto 2005
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